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Vicende
storiche bimillenarie di una cascina lombarda: Mezzano di
San Giuliano Milanese
(relazione di Giuseppe Carimati, Colonnello Medico, tenuta
al Ristorante "Portone" di Melegnano nel 1961 in
occasione di una riunione del Rotary Club Milano Sud)
Dai documenti conservati nella Biblioteca Ambrosiana si apprende
che il Cardinale Giuseppe Pozzobonelli (Sacerdote e giureconsulto
dei marchesi di Arluno, figlio di Francesco e di Camilla Dardanoni,
eletto arcivescovo di Milano il 14-VI-1743, elevato agli onori
della porpora il 9-IX e morto il 27-4-1783 ad anni 86), nella
visita pastorale fatta alla Pieve di Melegnano nel 1749, fece
rilevare l'esistenza in Mezzano di 3 edifici religiosi. L'oratorio
"sub titolo Sancyae Elisabeth", un secondo "sub
titolo Sanctae Virginis ad Nivem" e un "Ossarium
elegantis structurae" "in quo Mortuorum ossa recto
sunt ordine disposita", che si trova sulla destra di
quest'ultmo Oratorio.
Prima di addentrarmi nella realzione sui tre citati edifici
religiosi, mi sembra doveroso ed opportuno fare accenni sulla
storia di Mezzano, alla quale gli edifici religiosi sono,
in parte, intimamente connessi.
Dal 15 marzo 1881, in cui il Castelfranco Pompeo scoprì
a Mezzano tombe galliche di combusto, con numerose stoviglie
ed oggetti metallici gallici, Mezzano venne ritenuta dagli
studiosi zona archeologica gallica di primaria importanza.
Le tombe vennero trovate in "un rivone di campo, lungo
una antica strada". Mio padre che ebbe ad acquistare
Mezzano nel 1883, mi precisò che le tombe erano state
trovate nella località ora occupata da orti, lungo
la strada comunale che da Mezzano porta al Vettabiolo. Secondo
il Castelfranco le dombe dovrebbero rimontare a 300/200 anni
a.C.
A Mezzano sono visibili ancora due coperchi di granito appartenenti
a sepolcri romani, con le 4 alette, lunghi m.2,32 e larghi
m.1,16. Detti coperchi furono descritti dallo stesso Castelfranco
e da lui ascritti al terzo o quarto secolo era volgare. Uno
dei due avelli è in opera da data immemorabile nel
cortile grande della cascina, e serve a raccogliere l'acqua
che viene pompata da un pozzo e di esso ne viene fatto cenno
nella consegna del 1839 del Conte Ambrogio Lurani proprietario
della cascina al Sig. Carimati Luigi col figlio Felice fittabili,
in cui si è detto che un "avello di vivo è
intraposto" tra due pilastri di cotto di un comparto
di portico, sotto una pompa d'acqua.
Pia Laviosa Zambotti, per la storia di Milano del Trecento,
afferma che Sestogallo è un toponimo di Sesto Miliario
da Milano, che Occhiò sarebbe altro toponimo di Octavio
Miliario. Sono due paesi situati sulla sinistra della Vettabbia.
Mezzano trovasi invece sul rivone destro della Vettabbia e
per la sua posizione elevata certamente avrà avuto
anche in passato una notevole importanza e può essere
non errata la supposizione che da Mezzano passasse una strada
romana la quale, seguendo l'argine destro dalla palude vettabina,
andasse a ricongiungersi a Melegnano con la via costruita
dal Console Emilio e lambente la sponda sinistra della palude
vettabina.
La via Emilia originaria doveva essere molto tortuosa, perchè
seguiva le sinuosità della palude. S. Carlo Borromeo
per le visite pastorali della Pieve di S. Giuliano, adoperava
una carta topografica dalla quale è visibile questa
tortuosità.
Il bel percorso rettilineo attuale della via Emilia da Milano
a Melegnano è il frutto dell'inalveamento con rettifilo
del Redefossi, rimontante al 1783, le cui acque erano allora
di proprietà dell'Ing. Pietro Parea. Il terrapieno
della strada ferrata Milano-Melegnano è del 1863-65;
la Roggia Vettabbia poi è stata rettificata, inalveata
e ampliata nel 1905. Queste tre opere hanno profondamente
modificato la configurazione della grande palude-vallata della
Vettabbia romana, trasformata per opera dell'uomo in magnifiche
marcite invidiateci dai tecnici di ogni paese.
Quando sono stati costruiti i tre edifici religiosi? Nulla
si sa di preciso. Bisogna andare per intuizione.
Incominciamo dall'Ossario. Il Cardinale Pozzobonelli nel 1749
lo rileva nella elegante forma pervenuta fino a noi, con la
cappelletta ossario ed il pronao con due colonnette di granito,
sotto il quale è affrescata una Madonna col Bambino.
In quell'epoca i cadaveri "incolarum" venivano sepolti
nella attigua Chiesa di S. Maria Vergine ad Nivem, come già
in precedenza ai tempi di S. Carlo Borromeo (1567). Si dovrebbe
perciò amettere che le ossa "recto ordine disposita"
non fossero quelle degli abitanti di Mezzano. Se si pensa
invece che il 13-14 settembre 1515 nella zona era stata combattuta
la così detta "battaglia dei Giganti", con
epicentro a Zivido, fra gli Svizzeri di Carlo V comandati
dallo Sforza, e le truppe di Francesco I, se si pensa che
ancora oggi l'angolo del terreno racchiuso dalle strade comunali
verso il Vettabiolo e verso il Pedriano è contraddistinto
col nome di Prato dei Morti, viene spontanea la supposizione
che le ossa siano appartenute a militari che avevano partecipato
alla famosa battaglia. Di questa cruenta battaglia può
ritenersi un cimelio una grossa sfera di granito del diametro
di cm.50, sfera che veniva usata come proietto da cannone
e che si conserva ancor oggi nella Cascina a Mezzano. E poichè
il Cardinale Carlo Borromeo nelle sue visite pastorali del
1560 e del 1584 non fa cenno dell'esistenza dell'Ossario,
e pichè anche il Cardinale Federico Borromeo nelle
relazioni delle sue visite pastorali dal 1595 al 1631 tralascia
di parlare di esso, mi sembra logico supporre che l'Ossario
sia stato costruito dopo la morte del Cardinale Federico Borromeo.
Al Tempietto Ossario traggono ancor oggi molti fedeli, essendo
tenuti in grande venerazione i Morti ivi raccolti. I lumicini
ardono sempre davanti alle ossa ed elemosine vengono gettate
sul pavimento dell'ossario dalla grata posta a protezione
della finestra sotto il pronao che, nella parte superiore,
è arcuata. Nella mia gioventù ho sentito spesso
pronunciare, dalle persone che andavano all'Ossario ad implorare
o chiedere intercessioni, questa espressiva frase "O
Morti de Mezan, sberlè un oec" (spalancate un
occhio).
L'oratorio dedicato alla Beata Vergine della Neve, tutt'ora
esistente, fu visitato nel 1557 in visita Pastorale da Cardinale
Carlo Borromeo, al quale erano state affidate le cure della
Diocesi dal 1550 e che furono tenute sino al 4 novembre 1584.
Egli nelle note che soleva fare dopo le visite pastorali,
lasciò detto che l'Oratorio non aveva dote, che non
aveva paramenti, che non era soffittato tranne che sopra l'altare,
che la porta non aveva chiave, che non si celebravano uffizi
divini se non nel giorno della festa patronale. Il Santo Cardinale
annotò che gli abitanti gli avevano inoltrato una petizione
per essere aggregati alla Parrocchia del Borgo di Melegnano
perchè più vicina di quella della Pieve di San
Giuliano che allora aveva giurisdizione su Mezzano.
A conclusione della visita pastorale Egli lasciò scritto
la sua ordinanza di far soffittare la Chiesa e di far chiudere
la porta con chiave dando inoltre disposizione che "essendo
stato lamentato che degli abitanti di Mezzano erano morti
senza Sacramenti" "per colpa del Parroco di Melegnano"
qualora effettivamente la Chiesa "del Borgo di Melegnano"
fosse risultata più vicina di quella "della Pieve
di S. Giuliano", gli abitanti di Mezzano dovevano far
parte della Parrocchia di Melegnano.
Per la topografia del fondo, a questo punto giova far noto
quanto risulta dalla "Mapa del F. di Mizano, Pieve di
S. Giuliano, cominciata da me Don Giuseppe de Linas, nell'anno
1722".
Il terreno di Mezzano fuori dell'avvallamento della Vettabbia
era allora intersecato da due strade vicinali, delle quali
sono attualmente rimasti solo dei reliquati e ridotti a semplici
strade campestri private e consorziali.
La prima proveniente da Montone, strada che veniva intersecata
poco dopo il suo inizio, da quella comunale ora come allora
diretta a Zunico o a Viboldone col tracciato pervenutoci,
con andamento pressocchè rettilineo con direzione predominante
da nord a sud, andava a raggiungere Pedriano. E' rimasto di
essa il primo tratto, ora strada privata campestre servente
allo scarico dei campi Sambughetto Scarionino e Scarione già
di proprietà dei Conventuali. Il secondo tratto della
strada, perchè non usufruita per il transito vicinale,
fu utilizzato per scavarvi il cavo traducente a favore dei
proprietari di Breno le acque del cavo marocco acquistaate
per irrigazione del fondo nel 1812, sino al cosiddetto guado
del Cavo Annone. Da qui, quale terzo tratto, la strada esiste
tuttora sino a Pedriano ed ha preso il nome di strada consorziale
del Malè.
La seconda strada da esta a ovest (indicata quale strada per
Carpiano nella mappa del 1854) si iniziava dalla contrada
di Mezzano che divideva i caseggiati dei Conventiuali da quelli
del Conte Casati, raggiungeva col tracciato tuttora esistente
il già citato guado del cavo Annone e dopo di avere
quivi intersecato la menzionata strada Montone-Pedriano proseguiva
sino al termine della proprietà dei Padri e precisamente
seguendo il tracciato dell'attuale costa tra la roggia Carpana
e la roggia Francolina, si portava alla cascina di Francolino,
per raggiungere poi Carpiano.
Il Cardinale Pozzobonelli nel 1750 per le sue visite pastorali
usava controllare una sua carta topografica con la leggenda
"Dichiarazione delle Chiese ed Oratori contenuti nella
Pieve di Melegnano". In detta carta topografica risulta
chiaramente incluso il territorio di Mezzano nella Pieve di
Melegnano e sotto la lettera "T", con la quale è
contraddistinta la Cascina di Mezzano, sono fatti rilevare
due luoghi Sacri "La visitazione della B.V.M. a Santa
Elisabetta oratorio di PP. di S. Francesco e S. Maria della
Neve, oratorio".
Del saggio provvedimento del Santo Cardinale ne usufruiscono
tuttora gli abitanti di Mezzano, e ne sono gelosi.
L'Oratorio nel 1597, per delega del cardinale Federico Borromeo,
fu ispezionato da Visitatore Canonico Rusca, il quale relazionò
che l'Altare era stato consacrato "ut constat ex signis",
che l'Oratorio non ha liturgici paramenti, che ha un semplice
tetto non soffittato, che nella nicchia "depressa et
angusta indecens" è costruito l'Alatre "non
a formam", che vi è un solo confessionale "non
ad formam", che all'ingresso della Chiesa "est janua
non satis tuta", che la Dottrina Cristiana viene insegnata
a "pueros et mulieres", che vi è un campanile
"cum campanula unica", che i cadaveri vengono inimati
nell'oratorio, che non vi è obbligo di celebrazione
di funzioni religiose, le quali però venivano fatte
celebrare, ogni anno, dalla pietà degli abitanti, che
l'oratorio aveva una volta una dote di 1500 (sic) scudi d'oro,
dote che fu presa dai "Fratribus S. francisci possidenti
et abitanti" per la celebrazione di una messa quotidiana,
che la veste per il Priore della Dottrina Cristiana non ha
alcun valore, che infine di fianco alla Chiesa vi è
un luogo con "arbores moros" che vengono locati.
In migliori condizioni l'oratorio viene trovato da altro Visitatore
Delegato dal cardinale Federico Borromeo nel 1602, il quale
dopo di aver rilevato le dimensioni del luogo Sacro, riferisce
che la predella è "ad formam" e che dista
dal cancello cubiti 1616 (sic), che la mensa dell'Altare è
"ex tabulis", che sull'Altare vi è una croce
con due candelabri "ex Auricalcho" mentre altri
due sono "ex ligno", che la cappella presenta "ut
antiquibus picturas", che in questo oratorio vi si insegna
la dottrina cristiana "utriusquae sexus" , che si
celebra messa "in die solenitate B.V. ad Nivem".
Il Cardinale Pozzobonelli Giuseppe successivamente ci ha lasciato
una dettagliata relazione sulla visita pastorale da Lui fatta
nel 1749 all'Oratorio "sub titulo Sanctissme Virginis
ad Nivem in loco Mezani" che ci piace sunteggiare. Questo
Oratorio è costruito vicino alla strada ed alla sua
destra avvi un "Ossarium elegantis structurae" "in
quo mortuorum ossa recto sunt ordine sipsosita" sulla
parete esterna "exprimantur" varie immagini, S.
Giuseppe, S. Francesco d'Assisi, S. Gerolamo e S. Giovanni.
Alla sommità del frontespizio è infissa una
Croce e più sotto vi è dipinta una immagine
della Vergine con la scritta "Nunquam defuit nix Libani,
gloria Libani".
All?oratorio si accede "per gradum lapideum". "Unum
est sepulcrum, in quo incolarum cadavera tumulantur, ad uno
tantum tegumento lapideo aperitur". Tanto nella parete
di destra che in quella di sinistra si aprono due finestre
quadrate contrapposte. Si accede alla cappella per un gradino
marmoreo e, dal piano della Cappella all'Altare per una predella
lignea. "In conspectum altaris pendet lampas ex auricalcho,
quae oleo, ex ulivis expresso, nutritur". Sull'arcata
che divide la chiesa dall'abside, vi è dipinta in un
tondo un'immagine di S. Antonio patavino a sinistra ed a destra
quella della S. Eurosia Vergine et Martire. Mentre nella parte
superiore dell'arco a sinistra è dipinta l'effige di
S. gabriele salutante la Vergine, adestra è contrapposta
l'effige della Vergine che risponde al saluto dell'Angelo.
Nell'Oratorio "non procul ab eisu ostio, vas marmoreum
aquae benedictae est a columnella suffultum", il pavimento
è in "arenarium" "et coelum inferius
constat ex assibus". "Longitudo oratorium est brachiorum
quinque super viginti, latitudo brachiorum decem, et altitudo
duodecim, quibus fabri lignari utuntur". Nella Cappella
a destra vi è una porta per accedere alla sacrestia
illuminata da una finestra alta 5 braccia, lunga e larga 6
con i pavimenti in laterizio e con "coelum" in legno.
In questa Sacreastia vi è la porta di accesso alla
torre campanaria quadrata che porta due campane e con infissa
alla sommità una croce in ferro. In questo Oratorio
tutti i giorni dai padri Conventuali di S. francesco veniva
celebrata la messa (forse per la dote dei 1500 ducati d'oro
da loro presi) per di più nei giorni festivi di precetto
veniva impartita la Dottrina Cristiana "per utroque sexu".
Delle pitture sopracitate, sono pervenute sino a noi solo
quella relativa a S. Antonio patavino a sinistra e quella
di S. Eurasia a destra sull'arco che divide la chiesa dall'abside.
Risalgono pertanto a dopo il 1500. Anche il "vas marmoreum
aquae benedictae" con relativa colonnetta è ancora
quella descritta da Cardinal Pozzobonelli.
Nella nicchia sopra l'altare si trova ora deposta una statua
di gesso dipinta, raffigurante la Madonna Addolorata. Nella
chiesa vi è inoltre un grande quadro ad olio, di autore
ignoto, raffigurante la miracolosa caduta della neve il 5.8
sul monte Esquilino sul quale da Papa Liberio (352-355) venne
poi fatta edificare la chiesa di S. Maria Maggiore.
L'oratorio è stato restaurato eriparato dalle sorelle
Marietti, proprietarie allora del fondo sul quale era stata
edificata la chiesetta, subito dopo il 1900. Alla campanula
citata dal Cardinale Federico Borromeo, alle due campane rilevate
sulla torre campanaria dal cardinale Pozzobonelli, nel 1890
venne aggiunta una terza "campanula" a cura del
Carimati.
L'Oratorio "sub titulo Sanctae Elisabeth", del quale
rimangono sfortunatamente ora solo delle vestigia, ha avuto
una storia multisecolare, intimamente legata alla vita dei
RR. PP. Minori Conventuali di S. Francesco "possidenti
et abitanti" di Mezzano.
I Religiosi Padri Minori Conventuali di S. Francesco si introdussero
a Milano nel 1221, 5 anni prima della morte del Serafico fondatore
dell'Ordine. Ebbero il loro primo collocamento per opera dell'Arcivescovo
Enrico Settala in S. Vittore al Teatro, e dopo di essere stati
in S. Maria Fulcorina, nel cui Convento, secondo la tradizione,
avrebbe soggiornato S. Francesco, con Breve del 25 agosto
1255 del Sommo Pontefice Alessandro IV, furono trasferiti
nel Convento detto poi di S. francesco Grande, edificato sul
terreno occupato ora dalla Caserma detta di S. Ambrogio.
Come e quando i Padri Minori Conventuali siano venuti in possesso
di parte di Mezzano, non è stato possibile precisare.
Presso l'Archivio di Stato di Milano esiste una nota in carta
pergamenata di un Rogito del Notaio Bartolomeo Antonio Fagnano,
del 18 ottobre 1485, secondo il quale veniva stipulata una
convenzione fra i padri del Convento di S. francesco, Pieve
di S. Giuliano, ed i Padri Umiliati della casa di S. Pietro
di Viboldone, per cui i Padri Conventuali permettevano la
costruzione di una roggia sul terreno pure di loro proprietà
(gli attuali Prati di Montone), atta a portare acqua per alimentare
un mulino di proprietà dei padri Umiliati. Ragione
per cui si deve ritenere che i padri Conventuali già
prima del 1485 fossero "possidenti et abitanti"
di mezzano e che pertanto la Chiesa, indispensabile ad una
collettività religiosa, fosse già stata edificata
in precedenza. La proprietà terriera dei Conventuali
nel territorio di Mezzano a di Montone è press'a poco
quella degli attuali proprietari Carimati.
Il cortile grande del convento, pervenuto sino a noi, è
di forma rettangolare, con n.19 arcate poggianti su grossi
pilastri di cotto sul lato di tramontana e n.9 arcate sul
lato di levante con una grande porta di accesso. Ogni alloggio
era costituito da due vani uno al piano terra e uno al piano
superiore e ad ogni alloggio si accedeva dal piccolo portico
antistante, delimitato dai pilastrini sostenenti l'arco di
cotto.
La Chiesa di S. Elisabeth e la casa del priore risultano per
la prima volta esattamente citate e descritte dalla nota del
cardinale Pozzobonelli del 1749. Nell'archivio di Stato sono
però conservati molti documeti dal 1485 al 1800 illustranti
la vita e le vicissitudini del Convento.
Riporto sunteggiati i documenti più interessanti.
Il 23 agosto 1511 i Padri Conventuali erano in lite con il
luogo Pio delle Quattro marie di Pedriano per ragioni di acqua.
Con Rogito Gio. Battista Cairo del 10 novembre 1537 il Priore
Conventuale acquistava dai Frati di Viboldone tutte le acque
e colatizi della Roggia Vettabbia per ore 35 continue in ciascuna
settimana per l'irrigazione dei prati del Convento, presenti
e futuri, nel territorio di Mezzano e di Montone, Pieve di
S. Giuliano, e cioè da cadere del sole del mercoled'
sino al nascere del sole del venerd'ì di ciascuna settimana,
in perpetuo. Alla distanza di 4 secoli il regime di acque
non è stato modificato.
Dal Notaio Gherardo Gandino il 2-XI-1558, viene rogato l'atto
per cui il Priore Conventuale cede ai Frati della prepositura
di Viboldone "un certo sedime sito in luogo di Montone
Pieve di S. Giuliano detto il Borgorato e con esborso di 40
scudi d'oro, nonchè lire 8 di cera bianca ogni anno,
in cambio di altro sedime detto il Castello pure in Montone
(indicato "il Palazzo" sulla mappa catastale) con
l'uso d'acqua della vettabbia per ore 24 in ciascuna settimana,
dal nascere del sole di ciascun venerdì, sino al nascere
del sole del giorno dopo.
Lite tra il Convento di S. francesco ed il luogo Pio delle
Quattro marie del 13 dicembre 1558 perchè il luogo
Pio pretende ostacolare l'uso delle acque vive e colatizie
discendenti da Viboldone.
E' del 1705 la prima notizia che ho potuto raccogliere secondo
la quale il fondo di mezzano era stato locato a certo carlo
Ripamonti col figlio Francesco.
Precetto d'ordine del 5 giugno 1712 del Giudice, al segno
del Cavallo , in Milano e ad istanza del Convento perchè
i fratelli Domenico e Gerolamo Bollanti "non ardiscano
più di pescare nella Roggia in parte propria del Convento,
in grave pregiudizio anche per la devastazione dei prati,
boschi ed alberi del medesimo Convento".
Investitura livellaria, per il Rogato Paolo Gerolamo Lampugnano
del 13 giugno 1713, a tre generazioni, fotto dal Rev. Antonio
Quadrio Curato di Zelofaramagna a certo Giombatta Marchese
"del pezzo di terra detto La Girola o Giretta sito in
Mezzano di pertiche 26 per il canone di lire 30 annue".
Detto pezzo di terra risulta che il 25 maggio 1734 passò
poi al Convento di S. Francesco "attesa la caducità
di detto Marchese" e previa cessione della cartella del
Banco di S. Ambrogio del reddito di lire 30 annue al suddetto
Curato.
Precisazione del 2 maggio 1721 da parte del Convento verso
l'Abbazia di Viboldone per il godimento di acqua e di colatizi
per 50 ore settimanali tanto d'estate quanto d'inverno, scorrenti
nella Roggia Vettabbia per il Convento o er i fittabili tanto
per i prati di Montone quanto per quelli di Mezzano.
il regime delle acque doveva tormentare i sonni dei padri
Conventuali i quali il 16 luglio 1725 fecero intervenire Bernardo
Maria Quarantini per la misurazione dei prati dell'Abbazia
di Vibodone le cui colature dovevano deflire per alimentae
le marcite di Mezzano e di Montone.
Il 18 aprile 1736 i Conventuali accordarono il permesso, per
quell'anno, al fittabile dell'Abbazia di Viboldone Maceresio
Gallina "di condurre acqua della Roggia detta Brivia
per ponte sotto la strada detta la Strecchiona Ventala ed
ivi passare per fosso morto in testa al campo Cologno di esso
Convento, per trasportare l'acqua suddetta nel cavo Malpensata".
L'affittanza a certo Baldassarre Ciceri nell'anno 1747 e seguenti.
Dal 1764 al 1773 risulta che la proprietà dei Conventuali
in Mezzano era stata divisa fra due fittabili. A certo Carlo
Luigi Peseo furono affittate pertiche 1200 con la corresponsione
di Moggia 51 e Staia 4 di frumento e 58 moggia di segale.
A certo Bernardo Cloni coi figli Carlo Gerolamo e Giuseppe
Antonio furono affittate le rimanenti 680 pertiche con la
corresponsione di 36 moggia di frumento e 36 di segale. Vi
erano però in quel tempo "case e porte affittati
a vari pigionanti".
Il 30 maggio 1770 i Conventuali rilasciano l'attestato che
"li prati di Montone di circa p.104, censiti per pertiche
66 di giusta marcita, non si marcivano continuamente, ma soltanto
per 36 ore di ciascuna settimana". Nel 1780 furono stesi
atti del convento di S. Francesco contro il Luogo Pio delle
Quattro Marie il quale pretende di impedire l'uso delle acque
provenienti dal cavo detta Roggi Vettabbia sopra i beni del
detto Convento e in specie sopra la pezza di terreno detto
il Prato Marcio.
Nel 1780 il fondo era stato affittato per 18 anni, in seguito
ad asta, a Giacomo Bondanza, il quale però "si
era rovinato e si era dovuto poi decaducare prima del termine".
Il fondo misurava 1900 pertiche come da instrumento del 7
ottobre 1780, rogato Gio. Batta Luini ed era stato locato
daall'11 novembre 1780 al 1799 per lire 11.000, conservando
i frati "i soliti appendizi".
Nel 1788-89, in seguito alla sopracitata morosità del
Bondanza, vi fu una gestione, in economia, dei Frati. In quell'anno
risultano prodotti: frumenti moggia 79,4; segale moggia 32;
riso bianco moggia 60; vino ettolitri 54; melgone patito moggia
43; melgone mercantile moggia 215; per noci e legumi furono
incassate lire 388; per lino lire 822; in contanti furono
inoltre incassati "dai pigionanti" per case e vignoli
lire 1520.
Nel novembre 1789 la possessione fu affittata per 18 anni
sino al 1807, senza la prescritta asta, a certo Carlo Francesco
Negri "conosciuto quanto laborioso ad industrie e buon
conoscitore dell'agricooltura con numertosissima famiglia".
Secondo la consegna dell'Ing. Quarantani risulta che al Negri
furono dati in consegna il vasellame ed i mobili del "Casino"
già abitato sino allora da Priore, Padre Minore Antonio
Colombani milanese, nonchè il confinante Oratorio,
perchè i Frati si erano definitivamente ritirati in
Milano nel Convento di S. Francesco Grande.
L'atto di affittanza era stato rogato il 3-3-1790 da Notaio
Agostino Gariboldi, avanti all'illustrissimo Ing. D. Franco
Alciati R. Amministratore Generale del Fondo di Religione,
per 1 annoaffitto di 9.200 lire imperiali in buona valuta
d'oro o d'argento con l'anticipato pagamento di L.4.500 da
scontarsi al termine dell'investitura.
L'affitto venne poi ridotto a lire 9.182. L'abbuono venne
fatto al fittabile per l'avvenuta occupazione di terreno di
proprietà del Convento per lo scavo del cavetto di
Pedriano secondo la convenzione fatta dal Luogo Pio delle
Quattro Marie con i Frati Conventuali.
Riporto i punti più interessanti del contratto di affittanza:
"Omissis ... Onde il Consiglio del Governo è venuto
nella risoluzione di approvare, per questa volta, il concordato
affitto, a condizione che i mentovati religiosi siano solleciti
delle opportune cautele da prestarsi dal nuovo affittuario,
e beninteso che questo atto di graziosa condiscendenza non
possa da altri addursi come esempio per dispensarsi dalla
legge dell'asta..... Affittata la possessione ed annessi,
posta in vicinanza del borgo di Melegnano sotto la Pieve di
S. Giuliano di questo Ducato con le loro case di abitazione
dei suddetti religiosi e le case masserezze ... Affitto annuo
di L.9.200 imperiali di buona valuta d'oro o d'argento al
corso delle grida monetarie di Milano, ripartitamente in due
termini, cioè metà nel giorno di S. Lorenzo,
l'altra metà nella festa del SS. Natale di ciascun
anno ... La possessione comprende anche il Vignolo (l'attuale
gioco delle bocce sino alla Molina e la ghiacciaia) e la piccola
casa di abitazione dei religiosi, che per l'addietro non si
potevano far usare dai fittabili, restando essi religiosi
in luogo ... Ben inteso che occorrendo qualche grave bisogno,
potrà il Rev. Provinciale portarsi a trattenersi in
luogo che a tale effetto dovrà essere condotto e ricondotto
con cavalli e comodo del conduttore senza veruna spesa nè
di fieno e d'altro, ma dovranno essere mantenuti li cavalli,
come anche alloggiati e mantenuto il Rev. Provinciale dal
medesimo conduttore ... 1) sarà a carico del Conduttore
la festa che suol farsi ogni anno, nel giorno della Visitazione
della Beata Vergine, nell'Oratorio situato nel recinto della
Casa Civile e cioè nei modi più decenti, come
vi suggerirà la sua devozione ... 3) si intende la
presente locazione fatta a rischio e pericolo del Conduttore,
cosicchè non possa pretendere il Conduttore per qualunque
infortunio, nè ristoro nè abbuonamento, eccettuato
il caso di peste o di guerra guerreggiata ... 5) per tutte
le riparazioni che occorreranno intorno alla cose nessuna
eccettuata, sarà tenuto il Conduttore a somministrare
li garzoni necessari all'opera, fare la condotta di materiali
e degli utensili, che potranno abbisognare e il rimanente
sarà a carico ed a spese del convento ... 6) a mantenere
tutti i tombini, incastri e ponti dovendo essere a carico
di lui (conduttore) tutte le spese di giornate di falegname,
di maestro di muro, di garzoni e le condotte ... 8) quando
riesca il Conduttore di rendere adacquatorie le terre, che
ora sono in asciutto, introducendovi nuova acqua, ovvero modificando
le attuali, in modo che possino decorrere su altre terre,
dovrà esere lecito al medesimo di estirpare le viti
ed i gelsi, senza che si possa far debito al fine di localizzare
... 15) sarà obbligo al fittabile di restituire al
fine di locazione riparati il torchio, le tine ed i vascelli
come pure la conserva di ghiacciaia a tenore della consegna
... 16) sarà tenuto il conduttore a mantenere sulla
possessione vacche n.24, bovi 8 paia, cavalli n.8 ... 20)
sarà tenuto il Convento dare e consegnare all'atto
dello istromentoal detto conduttore, per scorta dei medesimi
beni, lire 2.000 o in attrezzi masserizi o in tante bestie,
moggia 27,50 di frumento e moggia 29 di segala, qualo lo stesso
conduttore sarà abbligato a restituire in fine locazione
...
... appendizi. Pollastri maggenghi n,100 nel giorno di S.
Lorenzo, ovvero il loro corrispondente valore denari 15 per
cadauno; capponi parimenti maggenghi di prima scelta n.100
o in mancanza soldi 30 cadauno da consegnarsi a S. Martino;
ova dozzine n.80 a Pasqua di Risurrezione; riso bianco scelto
moggia 2 a S. Martino; burro pesi 12 a S. Natale; camerette
forti n.2000 o loro corrispondente valore in P.4,10 per cento
e tutti li accennati appendizzi dovrano essere consegnati
in Milano al Convento senza spese dalo stesso Convento, "perchè
così".
Con rogito Notaio di Milano Antonio Maderna il 20 ottobre
1797 risulta fatta la ratifica, fra il Convento di S. Francesco
ed il Cittadino Sacerdote Giuseppe Maiocchi, della scrittura
di convenzione del 27 marzo 1792 per la condotta di 5 once
di acqua dal Redefossi a beni di Pedriano del Luogo Pio delle
Quattro Marie ed a quelli di Mezzano (ora Pogliaghi) dei F.lli
Maiocchi (che a loro volta avevano comperato il fondo da certo
Casnedi) e per il successivo cambio avvenuto tra il suddetto
Convento ed il nominato Don Giuseppe Maiocchi per il quale
il Convento cedette al Maiocchi la campagna detta la Valsecca
in Comune di Mezzano di pertiche 39,14, più un cavo
a fianco della casa del Ferraro in Mezzano, più la
porzione di costa a sinistra del corso d'acqua del cavo detto
Malè, ed in cambio il Maiocchi cedette al Convento
il campo Cologno di pertiche 25 più il Prato Farè
di pertiche 7,15 ed il campo Testino di pertiche 13 "nel
presente più diffusamente descritto e coerenziati e
sotto i vari patti".
L'affittanza ha potuto svolgersi tranquillamente, con tanta
acquolineggiante scorta di appendizzi, solo per poco tempo
e sino al 1798 nel quale anno le proprietà dei Padri
Conventuali furono prese nel vortice degli avvenimenti rivoluzionari
e furono travolte ed incamerate, seguendo la sorte di tutte
le proprietà appartenenti a Religiosi.
Il Convento di S. francesco Grande in Milano, con tutte le
grandi sue proprietà di case e terreni, compresa la
possessione di Mezzano, "fu soppresso il 16 maggio 1798
da Direttorio Esecutivo, essendo stato autorizzato dalla legge
19 fiorile per procurare dei mezzi onde soccorrere ai bisogni
dello Stato, col sopprimere o concentrare le corporazioni
religiose, richiamendone li beni alla nazione, e considerando
che le attuali urgenze della Repubblica gli impongono di porre
immediatamente mano a sì soluzioni massime, determinando
che fossero richiamati i beni ed effetti. Ai Padri non avendo
alcuna proprietà o rendite individuali, nè soldo
per alcun pubblico impiego finchè il Corpo legislativo
non provvede con generali misure resta a titolo di sussistenza
una annua pensione, la quale sarà di lire 500 per ciascun
professo, o di lire 400 per i laici."
La vendita venne fatta con Grida:"Beni e case da vendere.
Si vogliono vendere dal Corpo degli Azionisti, forzati dalle
leggi 2 e 12 vendemmiale anno 9 Rep., e per esso dalli di
lui Procuratori, gli infrascritti beni e case; epperò
chi aspirasse a farne acquisto potrà comparire al Bureau
situato nella casa della cittadina Rosa Clerici Fagnani nella
strada dei Billi in Porta Nuova al n.1244 nel giorno 9 e seguenti
del prossimo mese di agosto alle ore 10 antemeridiane, munito
di idonea cauzione, ove si terrà il pubblico incanto,
e sotto li capitoli esistenti al detto Bureau si passerà
alla deliberazione a favore del migliore offerente, se così
piacerà".
In seguito alla promulgazione delle Grida ed essendosi trovato
l'Acquirente, in seguito ad asta pubblica, fu stipulato l'atto
di vendita: "Io Avvocato Piantanida Luigi, Notaio Cisalpino,
figlio del cittadino Felice Antonio, abitante in Piazza S.
Tommaso in terramala in Milano, fui rogato delle premese cose
e dicavi copia del predetto istromento col solito segno del
mio tabellionario" (corrispondente all'istromento musicale
della lira).
"1799-27 aprile - Convento di S. Francesco di Milano.
Strumento di vendita dei beni di Mezzano e di Montone di pertiche
1862,5 sito nello stesso territorio di Mezzano, fatto dalla
Repubblica Cisalpina e per esso dal Ministero di Finanza Generale
al Cittadino Francesco Antonio Cattaneo per il prezzo di lire
127.156.10.10 e di saldo di detto prezzo medesimo il versamento
fatto dal Citadino Cattaneo di altrettanta somma e come più
diffusamente del presente nostro rogato del Notaio Nazionale
Dr. Pietro Lonati".
L'Oratorio "Sancta Elisabeth" ha dovuto così
seguire le sorti della possessione di Mezzano e passare in
proprietà del Cittadino Francesco Antonio Cattaneo.
Giova a questo punto ricordare per le caratteristiche dell'Oratorio,
in mancanza di altra rilevazione, quanto di esso Oratorio
ci ha lasciato scritto il Cardinale Pozzobonelli nel Vol.13
- Visite Pastorali e documenti aggiunti - Luogo Melegnano
- Anno 1749.
"De Oratorio sub titolo Sanctae Elisabeth in loco Mezzani.
Hoc oratorium est de patronatu RR. Fratrum Conventualium Sancti
Francisci Mediolani. Situm est in impluvio domus proefatorum
Fratrum, quae nuncupàtur "il Castello". Impluvium
unique septum est parietibus, et ianua impluvit semper est
occlusa, nec unquam patet, aut recluditur, nisi iubentibus
dictis Fratribus. Dictum Oratorium est lungitudinis cubitorum
quindecim, latitudinis decem cum dimidio, altitudinis cubitorum
octo, quibus Fabri Lignaris utuntur". Altare unico con
quadro rappresentante "Misterium SS. Virginis visitanti
Sanctam Mariam Elisabeth".
La Cappella dell'altare ha un cancelletto marmorato con gradino
pure di marmo. Tutto il restante pavimento della chiesa è
in laterizio. Alle pareti sono appesi due quadri uno di S.
Carlo e l'altro di S. Chiara. A Cornu Evangeli vi è
una porta (ostia) per la sacrestia e per il presbiterio. La
Sacrestia è descritta di forma quadrata di circa 4
braccia ed alta circa 6 braccia con una sola finestra. Le
tre vetrate dell'Oratorio, una a destra, una a sinistra e
la terza nel presbiterio a "Cornu Epistolae" sono
tutte istoriate e illustranti gesta di S. Francesco. Vi è
"parva turris cum campanile sita ut supra domunculam
Patris procuratoris".
In questo Oratorio celebra il R. Padre Procuratore "quando
ab negotia conventus commovetur in loco Mezzani". Vi
celebrano inoltre gli altri padri del Convento che vi si trovano
ospiti della casa. Nella domenica dell'ottava della visitazione
della Beata Vergine, viene cantata in detto oratorio la Messa
e così i Vesperi mentre il giorno successivo si celebrano
messe per i morti. I Vicari Foranei pro tempore non sogliono
visitare questo Oratorio, ma, quando occorre visitarlo, la
visita viene sempre fatta alla presenza del Rev. Padre Procuratore.
Gli eminentissimi Cardinali visitando la Pieve di Melegnano,
erano consueti delegare per la visita il Signor Visitatore
Regionale. L'Oratorio abbandonato dai Padri Conventuali nel
1789, per essersi essi ritirati nel Grande Convento di Milano,
previa consegna del Luogo Sacro e del "Casino" abitato
dal Priore all'affittuario Negri, dopo la soppressione e l'alienazione
di tutta la possessione del Convento, andò presto in
rovina, anche per il fatto che era stato costruito con materiale
assolutamente povero, secondo l'insegna dei primi Padri Conventuali
seguaci della "Madonna Povertà" del Serafico
fondatore.
Il locale fu adattato per accogliere una pila di riso ed ora
riconoscibile solo per cinque testine di angeli in marmo bianco
uscenti dalle nubi, murate su quella che doveva essere la
facciata dell'Oratorio verso la strada comunale. Una sesta
testina d'angelo più grande delle rimaste, fu tolta
e regalata da mio padre al Marchese Brivio che gliela aveva
chiesta. Nulla è rimasto del campanile e del "Casino"
del Priore nè, con tutta la buona volontà, si
possono rilevare i segni del complesso dei fabbricati che,
per il Cardinale Pozzobonelli, dovevano costutire il Castello.
Carlo Francesco Negri, al termine della locazione, forse per
un suo scrupolo di coscienza per non voler trattare con chi
aveva acquistato la proprietà dei Conventuali incamerata
dalla Nazione, lasciò il fondo di Mezzano e gli succedete
certo Domenico Santoborghi sino al 1819. Furono però
esclusi alcuni terreni perchè fatti lavorare in economia,
nonchè alcune case affittate dal proprietario stesso.
Il primo proprietario laico della possessione di Mezzano,
Cattaneo Pietro Antonio fu Giuseppe Antonio, domiciliato in
Milano - Porta Orientale contrada del Senato al civico n.830
- essendo dotato di un buon patrimonio e ben conoscendo l'utilità
dell'acqua per la valorizzazione del suo fondo, il 10 marzo
1812, regnando Napoleone Primo Imperatore dei Francesi, acquistò
tre once di acqua estiva dai Signori Lorini e Marocco, i quali
investirono "a titolo di affitto perpetuo il nominato
Pietro Antonio Cattaneo, che accetta, si investe ed obbliga
per sè suoi eredi e successori e che avrà dato
ad essi sino in perpetuo" come da rogato Dr. Giuseppe
Marie Gianorini Notaio di Milano col n.312 di Rep. L'acqua
fu venduta dietro il corrispettivo di italiane L.4.100 annue,
pari a 5,341 lire milanesi 17 soldi e 5 danari, e ciò
"in valuta d'oro o argento" nonchè cessione
gratuita di terreno per lo scavo di cavi cerca, per ricondurre
le colature al cavo Marocco stesso.
Dopo circa 20 anni il Cattaneo vendette la possessione a certo
Maurizio Ambrosini Spinella come da atto del Dr. Benedetto
Cacciatore fu Carlo Notaio di Milano, rogito 2141 del 5 maggio
1819, regnando S.M. l'Imperatore e Re Francesco I. Il fondo
fu venduto a corpo e non a misura per pertiche 1856,6 e precisamente
per pertiche 1715 tavole 12 in comune di Mezzano e per pertiche
141 tavole 18 in comune di Viboldone, delle quali 17 per la
casa del Massaro una per il giardino ed 1,8 per il zerbo.
La vendita fu pattuita per Lire italiane 174.226,70 e millesimi
4 pari a milanesi L.227.000 "da dover essere pagate in
tanti buoni danari d'oro e d'argento effettivi e sonanti ed
al corso, preso e bontà dele veglianti tariffe monetarie"
"esclusi sempre e in qualunque caso li biglietti, cedole,
boni, carte monetate e qualsiasi possibile surrogato, tuttocchè
superiormente autorizzato".
Con la vendita della possessione venne cambiato anche il fittabile,
essendo stata presa l'affittanza dal 1820 al 1837 da certo
Spinelli Ambrogio. Maurizio Ambrosini Spinella ha tenuto per
poco tempo la proprietà di Mezzano, perchè con
rogito Notaio Sormani Francesc di Milano del 23 novembre 1831
la vendette al Conte Ambrogio Lurani Cernuschi.
Dal 1837 al 1849 l'affittanza fu presa da Luigi Carimati col
figlio Felice, come da rogito del Notaio Francesco Sormani,
Milano, con istromento del 19 agosto 1836 per austriache L.16
e 800, oltre ad un cauteliare deposito di L.8.000. Secondo
la consegna fatta nel 1840 all'uopo, in territorio di Mezzano
furono censite pertiche 1715,12 ed in territorio di Montone
pertiche 141,18, tutto sommato pertiche 1857,6. La locazione
fu poi prorogata per altri 12 anni sino al 1861, ma essa venne
interrotta per la vendita del fondo.
Il Conte Ambrogio Lurani fu Pietro abitante in Via Cappuccio
n.2900 rosso A, con rogito Dr. Carlo Pizzamiglio Notaio in
Milano n.2709 del 12 dicembre 1859, regando S.M. il Re di
Sardegna e Principe di Piemonte Vittorio Emanuele II, vendette
tutta la proprietà di pertiche 1859,4.3 di cui 141,18
in territorio di Montone, a Felice Carimati e "a titolo
di adeale, l'utilista Sig. Felice Carimati fu Luigi dovete
pagare fiorini austriaci 83,650 pari a L.239.000". In
detta occasione al Carimati furono dai proprietari cedenti
bonificate L.6.000 in riconoscimento delle migliorie apportate
al fondo durante la locazione.
Felice Carimati continuò la gestione del fondo sino
al 1867 in cui con Rogito Notaio Vismara di Milano del 7 aprile
1867 passò "l'utile dominio e miglioramento di
tutti i beni stabili di sua ragione" ai figli Giovanni
ed Agostino. Nell'ambiente familiare è stata tramandata
la notizia che Agostino, conquistato dal'idea garibaldina,
per tagliar corto alle resistenze familiari, di notte gettò
un pacco contenente un piccolo corredo dalla finestra della
sua camera da letto in Mezzano raggiungendo i volontari garibaldini
miranti alla liberazione di Roma, ma che a Mentana il 3 novembre
1867 trovò morte gloriosa.
Il fratello Giovanni continuò la gestione della proprietà
fino al 1872 in cui, con rogito Dr. Vismara n.1115 del 14
settembre 1872 affittò il fondo per una locazione di
12 anni e cioè sino al novembre 1884 a Gerolamo Bonacina.
La superficie era stata fissata in pertiche 1873 con un canone
annuo di L.31.500. Nel corso della locazione però,
essendosi riscontrata una minore superficie, l'affitto venne
ridotto a sole L.30.150 con la convenzione del 3 maggio 1877
registrata a Melegnano il 17 maggio n.68 atti privati con
L.8,40 tramite il notaio Vismara.
Giovanni Carimati, da esperto agricoltore, certo dell'importanza
dell'acqua nell'agricoltura specialmente nell'irrigazione
delle marcite, si accaparrò tutte le acque colatizie
di Montone con la permuta, stipulata col proprietario di detto
fondo sig. Pietro Rizzi della così detta Corte del
Palazzo, la Palazzetta con portici, diversi orti, Vignolo
e Campello (il tutto per complessive trentadue pertiche milanesi)
in cambio di tutte le acque colatizie delle marcite di Montone.
Dopo la morte di Giovanni Carimati avvenuta nel 1879, la vedova
Carolina Vaiani nell'interesse dei numerosi suoi figli, intavolò
trattative per la vendita del fondo che venne conclusa col
cugino Luigi Carimati fu Giuseppe, come da istromento Rogito
Dr. Antonio Vismara Notaio di Milano n.2594 del 13 gennaio
1883 per L.455.000, pari a L.2.500 alla pertica.
A questo punto le vicende della cascina lombada di Mezzano
di S. Giuliano Milanese hanno avuto una sosta, perchè
da allora sino ad oggi la cascina ha continuato ad essere
gestita dal compratore Luigi Carimati (morto nel 1913) e dai
suoi figli.
Mezzano va orgoglioso di non essere stato estraneo alle battaglie
risorgimentali, sia pure per un piccolo episodio. L'8 giugno
1859 la 6° batteria dell'8° artiglieria e la 14°
batteria del 10° reggimento, forti ambedue di 5 pezzi,
furono piazzate a Mezzano, per battere e snidare gli Austriaci
che si erano asseragliati nel vecchio cimitero di Melegnano
nell'intento di sbarrare la Via Emilia da Milano. Detto cimitero
nel cinquantenario della battaglia fu trasformato in Sacrario
dei Caduti con l'erezione di un imponente monumento del Barcaglia.
Non posso chiudere queste note senza rivolgere a mio padre
ed a mia madre, sua ottima collaboratrice, un reverente pensiero
di riconoscenza per quanto essi fecero per la valorizzazione
della proprietà.
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