L'armata in movimento
Lesito della ricognizione fu senzaltro favorevole, nonostante nessuno dei capi si nascondesse le difficoltà dellimpresa ed il consiglio di guerra presieduto dal Re a Lione decise finalmente: non sembrando conveniente spingere tutto lesercito attraverso un cammino così malagevole ed aspro, il signore Aymar de Prie con quattrocento lance a quattromila fanti fu inviato in direzione di marsiglia, dove erano pronte le galere che potevano trasportare quella parte dellarmata per via mare a Genova. E qui, valicando lAppennino, avrebbero raggiunto con più sicurezza e con maggior rapidità Asti ed Alessandria, dove stabilire delle basi di vettovagliamento.
Inoltre, acciocchè non pervenisse agli Svizzeri notizia del cammino che si sarebbe fatto prendere al grosso dell'rmata, due battaglioni furono mandati ad occupare i valichi del Moncenisio e del monginevro, al fine di stornare la loro attenzione, e se del caso, sorprenderli alle spalle.
Il Trivulzio, con la sua sperimentata sagacia, fece apprestare delle macchine e dei castelli di legno che servissero a vincere alcune difficoltà di passi difficili per il trasporto delle artiglierie e del carreggio. Il Re, intimamente convinto della riuscita dellimpresa, diede ordine di iniziare la marcia, ed il Connestabile di Borbone fece levare le tende dal campo di Guillestre, seguito dal Trivulzio, dal Lautrec, il Navarro e gli altri. Così si iniziò la scalata del monte, ed era il mattino del 9 agosto.
Le difficoltà di quellimpresa la resero fra le tante memorabile e vale la pena di seguirla con la descrizione del Guicciardini: "era necessario salire sopra i monti altissimi, et asprissimi, né quali si saliva con grandissima difficultà, perché non vi erano sentieri fatti, né talvolta larghezza capace dellartiglieria, se non quanto di palmo in palmo facilitavano i guastatori, dè quali procedeva copi grandissima, attaendendo hora ad allargare la strettezza dè passi, hora a spianare leminentie, che impedivano: dalla sommità dè monti si scendeva per precipitii molto prerutti, et non che altro spaventosissimi a guardagli, nelle valli profondissime del fiume dellArgentiera, per i quali non potendo sostenerle i cavalli che le tiravano, dè quali vi era un numero abbondantissimo, né le spalle dè guastatori che laccompagnavano, era spesso necessario, che appiccate a canapi grossissimi, fussero calate con le mani dè fanti, i quali in tante difficultà si mettevano ad ogni fatica: né passati i primi monti e le prime valli cessava la fatica, perché a qyegli succedevano altri monti ed altre vallate, i quali si passavano con le medesime difficultà".
Descrive il Giovio parimenti il cammino impervio e malagevole attraverso cui i capitani francesi riuscirono ad avere ragione di quei passi dove mai serano visti cavalli e carri; da Embrun lavanguardia, provvista di vettovaglie per cinque giorni giunse a San Clemente ed a San Crispino; quindi lasciato a man sinistra il Monginevro, lesercito passò a guado la Durance, e dopo aver sostato a Guillestre, superato il monte Alvasio, con gran fatica raggiunse la balza di Saint Pol. "Et così con meravigliosa industria degli artefici, et con singolar fatica dè soldati, menarono tutte le bagaglie dellesercito nellArgentiera. Il giorno seguente dalle terre di Larchia et dEbergia, tutto lesercito calò nella valle dellAstura
".
La valle dello Stura fu seguita sulla sinistra del fiume fino a Sambuco; allalba del 10 agosto il Connestabile con tutto lo stato maggiore dellavanguardia era a Vinadio e la sera a Demonte dove fu posto il campo.
|