La passata delle Alpi
Stava adunque il Re di Francia in Lione, e mentre ancora non era completa la radunata delle sue truppe, gli giungeva ad orecchio che le forze confederate agli ordini del Colonna andavano ad attestarsi agli sbocchi delle vallate alpine per attendere gli invasori. Daltronde i territori su cui si era disposta larmata francese, pronta ad attaccare la scalata delle Alpi, erano inospitali e scarsi di approvvigionamenti, per cui bisognava prendere partito, ancorchè duro si presentasse il cimento.
Secondo il Gaillard fu un contadino piemontese praticissimo dei luoghi, che viveva di caccia ed aveva commercio coi vivandieri dellarmata, il quale fornì il bandolo per sciogliere la intricata matassa. Orbene, questo valligiano che bazzicava fra i reparti, ed aveva sentore del grosso problema che si presentava ai condottieri francesi, concepì lidea geniale di una nuova e sconosciuta via fra i dirupi e le valli impervie, attraverso le quali lesercito avrebbe potuto avventurasi eludendo i piani del nemico appostato allo sbocco dei valichi tradizionali. Egli ne parlò al suo signore, il conte de la Morette, il quale a sua volta si recò ad informare il Duca di Savoia, zio del Re.
Il Duca inviò a Lione sia il Morette che il suo contadino ed entrambi furono fatti presentare al Re, il quale esaminò con molta attenzione quanto gli veniva esposto e non gliene sfuggì certamente la importanza; fatti chiamare il Lautrec ed il Navarro, affidò loro lo studio dellimpresa. Il primo era il più intraprendente degli ufficiali dellarmata dice il Gaillard ed il secondo il più saggio. Partirono pertanto i due capitani per eseguire una ricognizione sui posti insieme coi due piemontesi, e ad essi si accompagnarono il maresciallo Trivulzio ed il signore di La Palisse.
Questa è la versione degli storici francesi, che in genere non sono molto propensi a riconoscere al Trivulzio la parte preponderante che effettivamente ha avuto nella spedizione e nella preparazione del celebre fatto darme, il quale è stato definito "un suo capolavoro".
Il Guicciardini ed il Giovio sono concordi nello scrivere che fu il Trivulzio per il primo ad avere lidea di una nuova via per passare le Alpi, quando restò per molti mesi ad Embrun dopo la rotta di Novara; prendendo con sé uomini praticissimi dei luoghi, si era dato a fare delle ricerche per valli e monti ritenuti inacessibili, nel caso, egli pensava, che le armi del Re di Francia avessero per il futuro ritentata limpresa del Milanese, come infatti avvenne.
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