Il Papa guerriero
Il secondo invece è il grande Papa, il guerriero tutto vestito darmatura di ferro che getta in Tevere, si dice, le chiavi di San Pietro e ritiene solo la spada di San Paolo; e difatti Michelangelo gli modella una statua per la porta di San Petronio a Bologna, lui vivente, e lo raffigura con la destra che benedice e la sinistra sulla impugnatura dellarma.
Giulio II Della Rovere ritoglie con estrema rapidita e decisione al Valentino tutto quanto ha malamente sottratto alla Chiesa; vuol riunire allo stato pontificio le città usurpate e perciò non tarda a venire in lotta con Venezia e partecipa alla lega di Cambrai con limpero, la Francia e la Spagna per frenare lavidità di conquista della Serenissima.
Ad Agnadello si trovò dalla parte dei vincitori, ma poi si accordò con Venezia e rivolse le sue armi contro la Francia al grido di "fuori i barbari"; Luigi XII allora trasformò la lotta in un conflitto religioso: nove cardinali agli ordini di Bernardino de Carvajal (il cardinale di Santa Croce), convocarono il concilio scismatico di Pisa che pretese di deporre il Pontefice.
Giulio II colpì dinterdetto i Pisani i quali accomiatarono molto cortesemente i padri del conciliabolo e questi si trasferirono a Milano. Linterdetto papale li seguiva, anzi li precedeva, cosicchè la città si trovò divisa: alcuni poveri preti preoccupati più del pane che degli anatemi andarono avanti tranquillamente ad officiare, mentre altri, fra di cui i frati di SantAmbrogio, quelli della Passione e di San Pietro in Gessate osservarono linterdetto ed i loro beni furono occupati dalle truppe francesi. (Prato)
Il settantenne Papa, che nonostante gli acciacchi ed i rigori dellinverno era andato allassedio di Mirandola e si era arrampicato su una scala a pioli per essere il primo a penetrare, veniva duramente colpito dalla disfatta di Ravenna e dalle mene del concilio scismatico; ma con un insolito vigore tornava allattacco, riordinava i quadri della Lega santa, apriva il concilio Lateranense, nel quale veniva riaffermata la sua suprema autorità. Purtroppo però anche Giulio II incorse in un grave peccato: quello di chiamare in Italia uno straniero per cacciarne un altro; era lesercito di 18.000 Svizzeri condotti dal cardinale di Sion che marciava verso Milano.
I Francesi, comandati dal Trivulzio e dal La Palisse deliberarono la ritirata mentre i collegati marciavano su Cremona e la presero il 5 giugno; il Pontefice che era ammalato, al ricever quella notizia saltò giù dal letto in camicia e si mise a cantare a ballare dalla gioia (1).
Questo italianissimo Papa, uno fra i più grandi della storia, aveva un carattere così collerico, dicono, che quando andava su tutte le furie, e succedeva spesso per un nonnulla, bestemmiava come un turco. Ma fu un uomo di intensa fede religiosa e di pietà somma, e la possanza della sua energia fisica e morale spira dalla colossale statua del Mosè di San Pietro in Vincoli, posta dal genio di Michelangelo sulla sua tomba, come pure non può non colpire lo sguardo dignitoso e severo del suo viso nel ritratto attribuito a Raffaello.
La mattina del 3 giugno 1512 una comitiva di armati fra cui alcuni ecclesiastici stava per attraversare il Po sotto Pieve del Cairo, quando ne nacque un tumulto e qualcuno riuscì a fuggire. Era fra questi il Cardinale Giovanni de medici, fatto prigioniero dai Francesi a Ravenna, il quale con laiuto di alcuni suoi amici potè rientrare a Milano e di qui riparare a Mantova. All11 di marzo dellanno successivo veniva eletto Papa col nome di Leone X e dicono che era tanto mite e pacifico, quanto il suo predecessore era collerico e violento.
Pare però che il suo temperamento fosse di una estrema fiacchezza la quale si rivelava anche dalla persona enorme e dal volto floscio, che invano Raffaello ha cercato di idealizzare nella sua celebre tela degli Uffizi.
Leone X riempì talmente di sé e del suo mecenatismo il non lungo pontificato che addirittura il secolo prese il suo nome, come il suo nome legò ad un lavorio incessante di intrighi, di inganni e di maneggi per elevare sempre più la sua famiglia ed ingrandirne il dominio. Sullanimo fiacco del Pontefice, il cardinale Bernardo Dovizi detto il Bibbiena ha tale ascendente che lo chiamano alter papa. Il nepotismo di Alessandro Borgia ha fatto scuola: il cappello cardinalizio viene presto conferito ad Innocenzo Cybo nipote del Papa, e perché no? Anche a Giulio de Medici suo cugino, notoriamente non legittimo (2).
Quando Francesco I Re di Francia incominciò a far note le sue intenzioni di ritornare alla carica per la conquista del Milanese, papa de Medici diede fuoco alle polveri della sua ibrida diplomazia per trarne partito per sé e per la sua casata, nel modo che più innanzi verremo descrivendo.
E che cosa succedeva in grembo alla santa Chiesa Ambrosiana, da quando Lodovico il Moro simpastoiò volente o nolente con le cose di Francia, o peggio da quando i discendenti della casa di Orléans si impuntarono di impossessarsi di quella da loro ritenuta secolare eredità di famiglia? Succedevano rivolgimenti paurosi, ed un inestricabile gioco di parteggiamenti, sottomissioni, ribellioni aperte o segrete. Basti pensare ai contrasti inevitabili che comportava la fedeltà ai signori naturali i duchi Sforza, e lobbedienza ai nuovi padroni venuti doltralpe, la secessione del clero e degli ordini monastici devoti figli del Pontefice romano, da quelli che avevano simpatizzato per gli scismatici del concilio di Pisa, poi trasferitosi a Milano.
I nostri buoni cronisti ad ogni piè sospinto ti descrivono la città in subbuglio, la gente pacifica che non sa fare previsioni e qual partito prendere, i segni manifesti della collera divina con scontri darmi fiammeggianti nel firmamento e fulmini dal cielo, Madonne che piangono, Santi che sudano!
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