La carovana di Venere
Questo principe non sembra che avesse alcuna energia nè elevazione d'animo: egli spensieratamente portava il titolo di Duca, e in mezzo alla umiliazione propria ed alla miseria de' sudditi pensava a passar giocondamente il suo tempo. Donava feudi, donava regalie, regalava danaro e roba a tutti i suoi favoriti con profusione in guisa che aveva sempre l'erario esausto". (Verri)
Poi diventò geloso del fratello duca di Bari, ed il Prato racconta che una volta vistolo pensoso appoggiato ad una finestra, lo apostrofò violentemente minacciandolo di morte: "Io so che voi mirati de farvi duca de Milano, ma cavativelo dalla fantasia; chè io vi prometto, alla fede di leal signore, che io vi farò morire".
Peggio toccò al vescovo di Lodi, Ottaviano Sforza suo zio: "Unde a dì vigesimo primo di maggio, andando esso Vesco in compagnia del Duca de Barri in Castello a corteggiare il Duca, fu nel primo ponte da Sviceri preso et tosto da là fu menato in rocca, dove, fu aspramente curlato" (Prato), il che significa che con ammirevol rispetto all'abito ed all'età gli fece dare degli strattoni di corda perchè cantasse su qualche macchinazione contro di lui.
L'infelice prelato fu tenuto ben due settimane alla tortura, eppoi non risultando nulla a suo carico venne spedito in Germania: dietro questi provvedimanti c'era la mano pesante dell'infatuato cardinale di Sion che muoveva i fili di un fantoccio di duca "sospettoso, ingiusto, depresso, timido, violento" il quale non meritava certo di essere sovrano.
Da tutti gli eventi storici e dagli episodi più curiosi il Verri trae la morale, e siccome dicono che la storia si ripete, vale la pena di riportarne qualche pensiero: "Gli uomini presso a poco sono sempre stati gli stessi; ma questo presso a poco è il vantaggio della generazione vivente. Invidii chi non sa la storia i tempi antichi. Benediciamo Dio noi di vivere in un secolo in cui le passioni ed i vizi degli uomini sono (almeno in apparenza) meno atroci, e meno sfacciatamente insultino la virtù".
Queste ed altre amabil cose si scrivevano circa duecento anni fa; se la morale possa calzare anche par i tempi nostri, confidiamo il giudizio alla arguzia del nostro lettore.
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