La passeggiata di Carlo VIII
Luigi XI (1) eredita i diritti della casa d'Angiò sul regno di Napoli, ma assai prudentemente si guarda bene dal farli valere; tocca al suo successore Carlo VIII, figlio del secolo, di puntare su quel possesso per aspirare alla conquista di Costantinopoli, caduta in mano dei Turchi; quindi non pretese dinastiche, ma sete di dominio, delirio di grandezza.
La passeggiata di Carlo VIII attraverso la penisola arriva ad una brutta svolta quando tutti gli stati italiani che gli hanno fatto grandi inchini al suo arrivo, lo attendono ad un passo obbligato sulla via del ritorno. La battaglia di Fornovo costituisce sempre uno dei più enigmatici fatti d'arme della storia perchè è descritta come una folgorante vittoria italiana sui nostri testi, mentre quelli francesi si vantano di averci dato una dura lezione.
In sostanza serve qui l'arguta osservzione che il Verri in altri passi riporta dal Brantome, e cioè che il mondo è diviso in due parti e l'una non sa o giudica a modo suo quella che fa l'altra, e Dio che sa tutto si ride di entrambe (Ainsi, Dieu qui sait tout se mocque bien de nous!). I confederati italiani si diedero all'assalto degli immensi tesori che i Francesi si tiravano dietro, una specie di vittoriosa ruberia, ed i Francesi fecero squillare le trombe dalla gioia di essere riusciti a darsela a gambe!
Luigi XII, uno dei soliti Orlèans in attesa della corona, nella spedizione di Carlo VIII inserisce per conto proprio una puntata ad Asti, l'osservatorio politico e militare per la marcia sul ducato di Milano, ma l'ambiguo atteggiamento di Lodovico il Moro rende per allora inattuabili i suoi piani, e solo quando il Re suo cognato batterà malamente la testa contro una porta e gli lascerà via libera al trono, egli riprenderà il suo ambizioso progetto.
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