Il mito di Valentina Visconti
Dal castello di Marignano scendeva non senza pompa, nonostante che infuriasse la peste, il corteo funebre con cui portavano a Viboldone le spoglie del duca Gian Galeazzo, il quale era stato spazzato via in pochi giorni da quella "pestilente febbre" e veniva deposto in tale abbazia per avere successivamente più degna sepoltura nella Certosa di Pavia.
Era il duca di Milano piamente devoto di Sant'Antonio di Vienne, quello dei porci, ed aveva disposto che lo mettessero nella bara vestito dell'abito di professo religioso di quel Santo; la religiosità dei nostri principi, secondo le costumanze dei tempi assai profonda, doveva servire in morte a rendere meno inclemente il Cielo per i numerosi delitti commessi contro la vita e la libertà altrui.
La scomparsa prematura del primo duca di Milano, affermano gli storici, era oggetto di una grande general commozione alla quale partecipava anche il firmamento, poichè alcuni giorni prima della sua morte arse nel cielo una gran cometa, "con una lunghissima squalida e mortal coda, verso quella parte che volta al vento di Maestro" (Giovio).
Altro che commozione invece quel mattino in cui, partito da Pavia per recarsi in pellegrinaggio al Sacro Monte di Varese, finse di voler ossequiare lo zio Bernabò Visconti, il quale discese dal castello senza scorta fino alla Pusterla di Sant'Ambrogio; e lì te lo fece accalappiare dai suoi sgherri e rinchiudere per alcun tempo nella rocca di trezzo, dove alla fine se ne liberò con un bel piatto di fagioli avvelenati.
E così rimaneva unico e solo padrone del ducato di cui riuscì anche a farsi avere l'investitura dall'imperatore Venceslao (1), ma allo scoppio della peste pensò bene di lasciare la sua residenza di Pavia per ritirarsi in Marignano, castello molto ameno sul fiume Lambro, dice il Coiro, dove si preoccupò anche di apparecchiare i regi ornamenti per farsi coronare Re d'Italia.
Il suo esercito marciava vittorioso in Toscana ed aveva cacciato in corpo tanto spavento ai Fiorentini "che i cittadini, perduti d'animo, non mettevano più speranze nella salute loro, nè in guardie, nè in difesa, ma solo nella morte del potentissimo et corocciato nemico". La quale augurata morte non si fece aspettare, il 3 settembre 1402, ed invece dei regi ornamenti lo rivestirono del saio monacale di Sant'Antonio dei porci, secondo il suo pio desiderio.
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