"Conflitti"
Giuliana Fantoni - 10 settembre 2005
Sempre le parole hanno un significato più vasto, più allusivo, più penetrante di quanto i nostri sensi di volta in volta afferrino e di quanto noi di volta in volta ci accontentiamo di comprendere; alcune, ad esempio, quanto più ci sforziamo di imbrigliarle, tanto più ci sfuggono di mano come saette continuamente protese verso altri orizzonti, e appena a noi sembra di essercene impossessati, subito esse riprendono la loro corsa, prendendoci loro per mano alla ricerca di nuovi confini, che non cancellano i precedenti, piuttosto li ampliano.
E' il caso, tra i numerosi altri, della parola conflitto: è, infatti, evidente per tutti che l'idea prima scaturente da questa parola subito rimandi all'idea della guerra, dal momento che le guerre nascono da conflitti, le guerre sono conflitti, le guerre servono a risolvere i conflitti e in questo modo, per lo meno il più delle volte, si tratteggia un fenomeno, la guerra, che è tra quelli che da più antica memoria accompagnano la vita degli uomini.
Il conflitto, però, nasce, prima di tutto, laddove si tende a negare possibilità di alternative e così, alcuni, pur senza soffermarsi a porre in dubbio tale chiave interpretativa, ne individuano altre che proprio con questa si pongono "in conflitto". C'è, infatti, chi, come Erasmo da Rotterdam, mette in guardia il principe dal fare la guerra e soprattutto dal farla con la convinzione di farla, egli solo, per una causa giusta, oppure come Guicciardini, che sulla base della propria esperienza di diplomatico e di osservatore degli uomini, riflette, con un che di malinconica rassegnazione, sul fatto che le guerre non servono laddove mancano altri presupposti, primo fra tutti la capacità di buon governo, o ancora chi, come Céline, riesce a fornire della guerra una descrizione di sorprendente vivezza e precisione, senza ricorrere ad alcun riferimento oggettivo, riconoscibile e identificabile, e in cui la tragica realtà di un massacro inutile e inevitabile diventa soggetto e in pari tempo oggetto della divorante fame affabulatoria del mostro Leviatano.
L'idea del conflitto, però, non si esaurisce in quella della guerra né in quella delle sue possibili variabili di contesto, e neppure può ridursi, senza tuttavia escluderla, all'immagine di una guerra privata, minuta e personale, fatta di piccoli scontri e grandi lacerazioni; il conflitto è prima di tutto una dimensione individuale, una realtà interiore, che forme artistiche possono assolutizzare nel loro disegno di astrazione, sottraendola ai vincoli dello spazio e del tempo e assegnadole una dimensione di universalità. Come accadde al capitano Achab, che in lotta contro Moby Dick, la balena bianca, era in realtà assorbito fino al punto di scomparirvi in ben altro titanico conflitto, quello dell'uomo alle prese col proprio destino e con l'idea, insopportabile, della propria umana fragilità e della propria limitazione. O come fu per Alice, garbata e sapientissima, continuamente alle prese con mondi nuovi e sconosciuti, impegnata a districarsi in una catena di situazioni di conflitto e di paura, fino al risveglio.
E questi, quelli in cui l'individuo è alle prese essenzialmente con se stesso, sono i conflitti in cui più frequentemente ci si trova coinvolti e sono conflitti di tutti e di ognuno: possono essere piccoli frammenti di vita quotidiana e in egual modo figura di conflitti estesi fino ai confini della realtà.
Proprio nell'ineliminabile contraddizione derivante da una dimensione personale che nel ridursi in se stessa si dilata in un infinito cosmico si colloca, con apparente disordine, tutto ciò che conduce appunto al conflitto, cioè a quel sottilissimo punto di equilibrio in cui un evento giunge a maturazione per sparire e rendere possibile la creazione di un nuovo evento.
Nel conflitto la memoria immagazzinata nel corso del tempo e divenuta materia può ritornare a essere forza generatrice di un processo creativo, in cui l'iniziale carica aggressiva si ricomponga in un gesto di interrogativo, di domanda, di necessità di risposta. Risposta che non c'è, se si è alla ricerca di una "formula che mondi possa aprirci", ma che, di volta in volta e per ciascuno diversa, ci viene suggerita come continua tensione spirituale, fatta di affetti e di sofferenza, e per sempre irrinunciabile. |