gioiello lunare "Luna e Turchese"

   

Frigerio Nicoletta - scultrice

Alberto Veca - novembre 1990

Un materiale in prima istanza: la terracotta, una figura in secondo luogo, dipendente dal primo sia nei modi di manipolazione, di creazione della forma sia nell'ordine della cromia che la monocottura prevede, nell'aggiunta all'argilla di base di altre argille o di metalli che il forno poi, in fase di cottura, integra nella struttura di base.
Si può allora parlare di una forma resa possibile, quindi legata fin dall'esordio al materiale, senza la contraffazione dell'assemblaggio artificioso, una contravvenzione alle regole del mestiere, ma senza comunque l'acquiescenza che l'indubbio fascino che il materiale in quanto tale può avere, nella varietà della sua texture e della sua cromia, anche nella sua storia alle spalle, che affonda le proprie origini nelle fasi promordiali dell'uomo stanziale.
La scelta fatta da Nicoletta Frigerio, almeno nell'ordine del rapporto fra l'immagine, come figura e come cromia, e il materiale, gioca su questo sottile spartiacque, spesso non appariscente o di immediata lettura, nell'abitudine superficiale di accogliere la figura o l'invenzione a dispetto del materiale con cui vengono realizate. Il gioco è quello di una concezione del lavoro più castigata rispetto a eventuali significati simbolici aggiunti, o meglio regolata dalla disciplina che la materia e i suoi accidenti in fase realizzativa portano con sè.
Dall'idea, o dallo schizzo, all'opera finita in scala reale i passaggi possono essere molti in quanto l'attenzione che occorre dare alla manipolazione in prima istanza e la cottura successivamente del manufatto è decisiva per l'esito finale: una selva di scelte perchè l'attenzione nelle diverse fasi della realizzazione, anche l'errore involontario o l'incidente casuale, possono offrire indicazioni per una correzione del tutto, o la possibilità in una fase successiva di percorrere altre strade. Così non esistono, se non interne all'opera, tappe intermedie: l'immagini iniziale è già alla sua origine vincolata alle potenzialità del materiale che costituisce la fase finale della ricerca: non adattamento quindi, ma eventuali e successive scoperte che possono emergere via via nell'avanzamento del lavoro.
Il privilegio accordato in prima istanza al modo di procedere di Frigerio, rispetto all'elemento figurale, di presenza che la scultura porta necessariamente con sè, tende a sottolineare l'intrecciato connubio fra tali aspetti, secondariamente risponde alla proposta immediata che un volume, un ingombro immediatamente reclama: la sua figura, o l'immagine se vogliamo, è aspetto contemporaneo alla sua presenza corporea, alla fisicità del materiale con cui l'oggetto è realizzato, e, come si è detto, alla dipendenza fra i due fattori è elemento essenziale nel modo di procedere. La figura allora oscilla nella scelta divaricante fra due soluzioni storicamente acquisite ma spesso in rotta di collisione fra loro: il bassorilievo e il tutto tondo.
Quando, tradizionalmente, al secondo si attribuisce il valore "monumentale", di figura a se stante, e al primo venga accordata la funzione vicaria di "ornamento" nel suo vincolo e nella sua dipendenza con un supporto di base, una parete. Per questo mi sembra che dal bassorilievo, un volume compromissorio fra fisicità e illusione tridimensionale, Frigerio abbia accolto l'aspetto della riduzione e della essenzialità dei valori distintivi cogliendo il valore nella variazione ridotta dei piani e quindi provocando una lettura per differenze minime, che si ripropone anche quando si passa al "tutto tondo": la soluzione oltretutto è determinata dalla scelta di un materiale come la terracotta che non permette di eseguire, se non con l'aiuto di una armatura estranea alla sua natura, l'oggetto profondo.
Ma si è detto all'esordio come l'intreccio fra materiale e figura sia essenziale nel lavoro di Frigerio: quanto allora potrebbe sembrare un vincolo all'espressività diventa, all'opposto, il ventaglio, limitato ma articolato e scandagliato, su cui si può operare. La soglia ridotta dell'oggetto, e la conseguente aggressione delle superfici con incisioni o applicazioni successive di materiali diversi, permette l'esplorazione di un tema di un certo interesse: la forma perimetrale e le diverse "vedute" della scultura, per usare ancora categorie canoniche, entrano in stretta relazione con i valori dei piani, agendo costantemente come sottolineatura o come contraddizione della forma-contorno, un andamento dialettico fra esterno ed interno che si traduce anche nel contrasto fra "chiusura" - che nel mondo del volume è una forma di "ritorno alla terra" - e "apertura, come tensione verticale o diagonale che le forme possono assumere: in alcuni casi le sculture che Frigerio realizza conoscono una base, un piede carico di matria e di figure che successivamente, nel crescere, si decanta e si raffina, alludendo in questo modo a una forma organica di riferimento che non viene perseguita come obiettivo primario, ma che risulta necessitata dalle scelte fatte agli esordi.
In altre soluzioni, nella sostanziale omogeneità della figura complessiva, in cui cioè i valori di alto-basso sono limitatamente operanti a favore di un impianto prevalentemente centrale, come in alcuni bassorilievi che "alludono" al piatto o al foglio, si sovrappongono, all'interno di essa, accadimenti e incidenti tali da mettere dinamicamente in relazioni le parti così individuate. In entrambi i casi l'inquisizione dei "margini" trova corrispondenza negli interventi "all'interno" della figura, che si rivolvono in sottolineature superficiali o profonde, cromaticamente omogenee o difformi rispetto al corpo complessivo, allusioni a una stabilità transitoria che l'immagine ha assunto, riconoscendo dall'una all'altra le scelte e gli accadimenti, le scoperte di volta in volta fatte proprie.

 

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